Attribuzione
Attribuzione
Tra i suoi significati c’è uno che incide sulla qualità delle nostre relazioni, dal momento che si riferisce ad una valutazione dei comportamenti e degli eventi sociali, in base alla percezione delle cause e delle conseguenze. Si attiva in particolare di fonte ad eventi nuovi o inattesi quando è richiesta una comprensione e una reazione adatta alla circostanza. Le attribuzioni di caratteristiche o di intenzioni ad una persona, ma anche a noi stessi, sono dovute al bisogno di controllo e di previsione dell’ambiente sociale e quindi naturali, anche se inattendibili, soprattutto se gli indizi mettono in crisi aspetti significativi delle nostre credenze pregresse. Conoscerne, quindi, alcuni meccanismi che le regolano è certamente uno strumento che ci può aiutare a liberarci dalla superficialità dei giudizi e degli atteggiamenti, ma soprattutto dagli stereotipi e pregiudizi che si formano da essi e spesso sono un rinforzo a credenze false. Il primo avvertimento è di evitare di attribuire a qualità personali o etniche gli eventi positivi che accadono a noi o al nostro gruppo di appartenenza, mentre, se negativi, a circostanze fortuite o esterne; per gli altri di solito facciamo all’inverso. Allo stesso modo soprattutto, se in un ruolo pubblico, non dobbiamo rinforzare, per avere consenso, pregiudizi e stereotipi latenti, soprattutto in contesti marginali, per spiegare fatti drammatici, allo stesso tempo ricorrendo all’eccezione per quelli socialmente esemplari. Molti anni fa nel profondo Nord ho dovuto difendermi con poca riconoscenza alle lusinghe di un indigeno importante che con elogi mi distingueva dai “meridionali”. Un meccanismo che produce effetti devastanti è quello della causalità diabolica (caproespiatorio) quando un gruppo attribuisce la causa l’origine delle proprie difficoltà a soggetti facilmente identificabili e soprattutto con stereotipi negativi. Un altro fenomeno abbastanza frequente è il diverso modo di attribuire i successi e i fallimenti, a noi e gli altri. Cocteau a chi gli chiedeva se credeva nella fortuna: “Certamente, come spiegheremo la riuscita di coloro che detestiamo”.
Non da sottovalutare l’importanza che riveste l’ A. sulle motivazioni di fronte agli obiettivi della vita. L’impiego delle energie in un compito dipende anche se attribuiamo le nostre sconfitte o successi a fattori come l’impegno (causa interna) o alle circostanze (cause esterne), a cause stabili come l’abilità o variabili come la motivazione. Molti strumenti di selezione e di promozione sociale sono basate su test in cui si tende a rilevare quella che viene chiamata la motivazione al successo. Questo è anche un modo raffinato di produrre, nei dipendenti intermedi, identificazioni subdole con gli obiettivi dell’azienda, responsabilizzandoli e punendoli dei fallimenti del gruppo e paradossalmente selezionandoli nei benefici dei successi, in un clima di competizione che producono certamente frustrazioni e stress, e quindi stati depressivi, e probabilmente nel tempo scarsa qualità produttiva per conflittualità latenti della collaborazione. La nostra vita sociale sarebbe migliore se i soggetti responsabili della formazione si preoccupassero, prima della quantità delle nozioni, di trasmettere la convinzione che le nostre valutazioni più sono immediate e più sono superficiali e che il vero spirito critico non è colui che non ha credenze ma cerca sempre nelle sue esperienze relative e soprattutto con la scienza di smentirli o relativizzarle, invece di cercare gli elementi di conferma. E poi sarebbe da ricordare che i nostri giudizi vanno sempre considerati all’interno di un quadro di principi e di valori per non confondere i valori con gli interessi, i risultati immediati con la qualità dell’impegno, e soprattutto delle conseguenze che possono produrre, se più meno ingenuamente seguiamo le tendenze più primitive e quindi egocentriche del nostro comportamento. Sarebbe soprattutto auspicabile, che gli uomini che, per la loro rappresentatività, assumono una funzione incisiva e pervasiva di orientamento etico, assumessero una disciplina coerente con la loro funzione e invece di farsi emulare per le loro virtù, promuovere l’invidia per i loro vizi e privilegi.
Francesco Colaianni





























